Influenza del comportamento e delle conoscenze delle madri sulle abitudini prescrittive del pediatra di famiglia

Starting date
January 1, 2003
Duration (months)
24
Departments
Diagnostics and Public Health
Managers or local contacts
Benoni Giuseppina

Dalla letteratura italiana e internazionale si può evincere che una serie di fattori, oltre alle reali condizioni cliniche del bambino, può influenzare le abitudini prescrittive di un pediatra, tra cui una non certezza della diagnosi, un tempo insufficiente dedicato alla visita, pressioni da parte del genitore a prescrivere farmaci, ma soprattutto l’ansia della madre. Lo scopo di questa ricerca è stato quello di cercare di individuare le motivazioni alla base dello stato ansioso della madre, quali la mancanza di conoscenze sui sintomi, sull’evoluzione della patologia, sui comportamenti da tenere, sui farmaci da somministrare. A questi problemi se ne possono aggiungere altri di tipo relazionale, in particolare la preoccupazione di non riuscire a stabilire una alleanza terapeutica con il pediatra. La ricerca ha utilizzato questionari che sono stati sottoposti ad un campione di 419 madri di bambini in età pre-scolare residenti in aree urbane e rurali delle province di Milano e Verona, focalizzando l’attenzione sulla diagnosi e terapia della febbre e delle patologie delle vie respiratorie superiori (otiti, faringotonsilliti, bronchiti..) problematiche tra le più comuni in questa fascia di età. Inoltre, è stato indagato l’aspetto relazionale medico-genitore predisponendo ulteriori domande sia per le madri che per i pediatri. Anche i pediatri sono stati invitati a compilare in forma anonima un questionario a risposta multipla, che raccoglieva informazioni riguardanti: 1) dati demografici del pediatra; 2) modalità di consultazione in caso di un episodio febbrile (contatto telefonico, visita ambulatoriale, visita a domicilio); 3) atteggiamento della madre al momento del contatto con il pediatra; 4) corrispondenza tra atteggiamento ansioso della madre e gravità dei sintomi; 5) esistenza di sollecitazioni da parte della madre per ottenere una prescrizione; 6) esplicitazione alla madre, da parte del pediatra, del perché della scelta terapeutica; 7) sentimenti della madre a fronte di un tipo di terapia non condivisa; 8) individuazione dei fattori che possono influenzare la preferenza della madre per alcune terapie (mass-media, consigli di amici o parenti, appartenenza a determinati gruppi culturali; 9) abitudini prescrittive del pediatra in caso di patologie infiammatorie delle vie aeree superiori. Dall'analisi dei dati è emerso che la modalità più frequente di consultazione è quella di una visita ambulatoriale (53.62%) per presenza di febbre (34.97%) o problemi respiratori (29.92%). Il 69.6% dei pediatri ha riferito un atteggiamento ansioso o preoccupato della madre spesso non correlabile alla gravità dei sintomi. Secondo i pediatri, il 62.68% delle madri sollecita una terapia, in particolare farmacologica, mentre solo il 9.74% delle madri riferisce di aver richiesto un intervento terapeutico da parte del pediatra. Tra le terapie non convenzionali, la più richiesta è risultata quella omeopatica. Riguardo la prescrizione di FANS, il 29.35% dei pediatri ha riferito di prescrivere abitualmente questi farmaci, in particolare acido niflumico. La maggioranza delle madri ritiene che il pediatra abbia dedicato tempo sufficiente, abbia fornito spiegazioni chiare e istruzioni scritte, pur non tenendo sempre conto delle sue preferenze. Infine, risulta ridimensionato il ruolo dei mass-media, in quanto sono i consigli di amici e parenti o le esperienze personali a influire sulle convinzioni terapeutiche delle madri. Il 56% e il 16% delle madri ha riferito di sentirsi rispettivamente preoccupata o spaventata se il proprio figlio è malato. La febbre si è confermata la principale fonte di preoccupazione ( 36.7%) soprattutto nelle aree urbane., ma anche la paura delle malattie infettive e della disidratazione è diffusa. Il principale motivo per una richiesta di visita pediatrica o per somministrare un antipiretico è stato la presenza di convulsioni e la paura di danni cerebrali associati all’episodio febbrile. E’ stata inoltre evidenziata una significativa associazione tra preoccupazione delle madri nei confronti della febbre e l’età sia della madre (il grado di ansia aumenta nelle madri più giovani) che del bambino (età inferiore all’anno). Dai dati emersi, la comunicazione tra medico e madre risulta rivestire un ruolo importante nelle abitudini prescrittive dei pediatri di famiglia: istruzioni scritte e programmi di formazione potrebbero aiutare a ridurre il numero di richieste di visita ed il maluso di antipiretici, soprattutto se la madre è giovane e con un figlio piccolo.


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