Interazione tra fattori ambientali e polimorfismi genetici nell'eziologia dei linfomi

Starting date
January 1, 2004
Duration (months)
24
Managers or local contacts
Menestrina Fabio

Nelle ultime decadi, nei Paesi economicamente sviluppati, è stato osservato un incremento dell'incidenza dei linfomi non-Hodgkin (LNH). Analogo incremento è stato osservato anche in Sardegna, la cui popolazione mostra caratteristiche genetiche omogenee, a causa di 2500 anni di isolamento geografico e della pressione causata dalla endemia malarica. La presenza di variazioni geografiche nell'incidenza di linfomi, nell'ambito di una popolazione con caratteristiche genetiche e abitudini alimentari omogenee, come la popolazione Sarda, supporta l'ipotesi che nell'eziologia dei linfomi fattori genetici possano essere influenzati da fattori di rischio ambientali. Tra questi ultimi è stato più volte segnalato il possibile ruolo dell'esposizione occupazionale a pesticidi e solventi. Nell'ambito dei LNH esiste inoltre una sempre maggiore evidenza di una possibile interazione tra esposizione a carcinogeni occupazionali ed ambientali e polimorfismi genici. Una comprensione più approfondita di questi fattori richiede studi combinati di tipo epidemiologico e molecolare.
La presente ricerca focalizzerà l'attenzione sull'eziologia dei LNH, utilizzando dati epidemiologici e materiali biologici raccolti in un precedente studio epidemiologico caso-controllo su linfomi e esposizioni ambientali in Sardegna, nell'ambito del quale è stato raccolto anche DNA da 169 pazienti affetti da linfoma e 205 controlli.
LA BASE DI PARTENZA. Nell'ambito del suddetto studio sardo, i dati e materiali seguenti sono già stati raccolti: i) informazioni, desunte da questionari strutturati, riguardanti la storia residenziale, l'esposizione al traffico urbano e a polluzioni ambientali, storia ed esposizioni lavorative, abitudini individuali quali fumo di sigaretta, assunzione di alcool e dieta. ii) campioni di 25 ml di sangue di pazienti con linfoma e di individui di controllo, come fonte di siero, plasma e cellule. iii) valutazione retrospettiva dell'esposizione occupazionale a 57 supposti fattori di rischio comprendenti sostanze chimiche singole o gruppi di agenti chimici, biologici e fisici. iv) diagnosi istopatologiche per tutti i casi di LNH, che comunque saranno riviste ed eventualmente aggiornate alla luce della recente classificazione dell'OMS (2001).
IL PROGETTO. Scopo di questo progetto è di analizzare polimorfismi in geni selezionati nel DNA germinale di pazienti ammalati di linfoma e individui di controllo. I polimorfismi oggetto di studio comprendono quelli nel gene VEGF correlato all'angiogenesi; nei membri delle famiglia dei geni delle metalloproteasi MMP-1, MMMP-2, MMP-9 e nei geni dei loro inibitori tissutali TIMP-1 e TIMP-2; nei geni coinvolti nel metabolismo degli xenobiotici quali CYP1A2, CYP2B1, CYP2E1, NQ01, NAT1, NAT2, GSTM1, GSTT1 e PON1; nei geni codificanti per le citochine proinfiammatorie ed immunomodulatorie IL-2, IL-6, IL-10, TNF-alfa, LTA, NOD2 e nel gruppo di geni IL-1 comprendenti IL-1alfa e IL-1beta e il loro antagonista recettoriale endogeno IL-1RA.
Lo studio sarà condotto sui 169 casi di linfoma e 205 controlli raccolti in Sardegna nell'ambito del suddetto studio epidemiologico. In parallelo, l'Unità 2 selezionerà dalla propria banca di tessuti congelati circa 200 casi di linfoma e raccoglierà sangue da 400 casi di controlli relativi ad una popolazione nord italiana. Il lavoro di genotipizzazione dei campioni sardi offre l'opportunità unica di studiare le interazioni tra polimorfismi genici e fattori di rischio ambientali e dietetici. La comparazione dei dati con quelli ottenuti dalla genotipizzazione dei casi e controlli nord italiani ha l'intento di rilevare differenze nei polimorfismi genici in pazienti e individui di controllo residenti in Sardegna e in pazienti e casi di controllo del Nord Italia. Il complesso di dati così ottenuti potrà permettere una migliore comprensione dell'eziologia dei linfomi.

Project participants

Research areas involved in the project
Medical Research, Diagnosis & Treatment

Activities

Research facilities