Epidemiologia dell'HHV8 in soggetti sardi emigrati

Data inizio
1 gennaio 2001
Durata (mesi) 
24
Dipartimenti
Diagnostica e Sanità Pubblica
Responsabili (o referenti locali)
Verlato Giuseppe , Zanolin Maria Elisabetta
Parole chiave
Sarcoma di Kaposi, HHV8, Epidemiologia

Negli ultimi anni si è rilevata spesso la presenza dell’Herpes Virus 8 (HHV8) congiuntamente al SK classico per cui sono stati effettuati parecchi studi epidemiologici mirati a studiare più approfonditamente questa associazione che sembra portare nuovi elementi di comprensione nella eziologia dell’SK stesso. E’ stata anche stimata la diffusione dell’infezione del virus tra i familiari per saggiare quanto fosse trasmissibile. In un piccolo studio, si è visto quanto poco l’HHV8 fosse infettivo in quanto era presente solo nei soggetti con SK e quasi del tutto assente nei familiari e nei controlli. E’ stata quindi effettuata un’indagine sulla presenza di anticorpi contro il virus per scoprire se sia i soggetti malati di SK che quelli sani venissero comunque a contatto con l’agente infettivo, ma il sistema immunitario dei sani sviluppasse le adeguate difese: a conferma di quest’ipotesi sono stati trovati gli anticorpi anti-HHV8 nel 95% dei malati di SK, nel 39% dei familiari e nell’11% dei controlli. Quest’ultimo valore nei controlli è risultato comunque elevato rispetto al resto della popolazione italiana in cui infatti esso è pari al 4%.
Questa osservazione ha fatto sì che fosse iniziato un ulteriore studio nel Nord Sardegna su ampi campioni della popolazione: si è visto che la prevalenza dell’HHV8 aumentava nelle zone in cui anche l’incidenza di SK era più alta e, sempre in analogia con l’SK, era maggiore per i soggetti al di sopra dei 50 anni d’età. Non sembrava esserci invece una associazione dell’HHV8 con il sesso, mentre l’SK è più frequente nei maschi. Il risultato principale comunque è stato quello che la siero prevalenza dell’HHV8 nel Nord Sardegna è ancora più elevata di quanto visto in precedenza, con un rapporto rispetto all’Italia Centrale di 3:1. Resta da chiarire quanto questi fatti siano legati a fattori di tipo genetico che hanno favorito la selezione di determinati caratteri che predispongono sia all’insorgenza di SK classico che all’infezione da HHV8 e quanto non sia invece determinato da caratteristiche di tipo ambientale.
L’unità di Verona ha come compito principale quello di disegnare lo studio, standardizzare i metodi, raccogliere e analizzare i dati relativi all’indagine mirati a valutare il differente contributo ambientale e genetico nell’infezione da HHV8.
Nella ricerca epidemiologica, specie quella rivolta allo studio dei fattori di rischio per il cancro, si è vista la grande importanza e utilità delle indagini svolte nelle popolazioni emigrate per capire l’influenza dell’ambiente e del comportamento sullo sviluppo delle patologie tumorali. Uno dei primi studi effettuati riguardava i tumori dello stomaco e del colon negli emigrati giapponesi in California: si vide come l’incidenza di tumore allo stomaco subisse un decremento rispetto alla realtà giapponese già nella prima e ancor più nella seconda generazione di emigranti; una tendenza in senso opposto si aveva per il tumore del colon che aumentava nel passaggio dalla prima alla seconda generazione per raggiungere i tassi californiani. Ciò era evidentemente legato alla perdita di abitudini poco salutari per il tumore allo stomaco e ancora alla perdita di abitudini, ma questa volta più salutari, per il tumore all’intestino; al contempo, però sulla base di questi dati, non si poteva completamente escludere la suscettibilità genetica dei giapponesi per il carcinoma gastrico che richiedeva ulteriori approfondimenti.
E’ perciò evidente che risulta utile studiare i Sardi emigrati in altre zone dell’Italia e all’estero: se la prevalenza dell’HHV8 nelle comunità sarde emigrate sarà simile a quella in Sardegna, il contributo genetico sarà da ritenersi molto forte; se invece l’infezione da HHV8 risulterà meno frequente, ciò implicherà un notevole ruolo dei fattori ambientali e comportamentali.
La popolazione sarda si presta particolarmente a questo tipo di studio visto il notevole flusso emigratorio in cui è stata coinvolta. Infatti, specialmente a partire dalla prima metà degli anni cinquanta, a causa di una notevole crisi che investe l’economia agro-pastorale, si verifica un consistente flusso migratorio diretto principalmente in altre regioni italiane e, in minor misura (25%), all’estero. Per gli emigrati nei paesi europei e nel triangolo industriale del Nord Italia, si tratta di un modello di vita completamente diverso sia per quanto riguarda la vita lavorativa che per l’ambiente; le persone emigrate nell’Italia Centrale, invece, hanno continuato a praticare l’allevamento del bestiame e ad avere uno stile di vita molto simile a quello del paese d’origine.
Ci si propone di effettuare un’indagine per stimare la prevalenza di HHV8 tra i Sardi emigrati per poterla eventualmente correlare con fattori ambientali e valutarne la porzione dovuta a componenti genetiche. A tale scopo, lo studio sarà articolato nei seguenti punti:
1) Valutazione delle aree da includere nello studio che meglio corrispondano ai criteri di rappresentatività delle differenti situazioni nell'emigrazione della popolazione sarda: una comunità residente in un paese europeo e una nel Nord Italia, in cui gli emigrati sardi e i loro discendenti abbiano uno stile di vita tipici di un contesto industriale completamente diverso da quello rurale di provenienza; un'altra comunità invece sarà considerata tra quelle emigrate nell’Italia Centrale, dove lo stile di vita sia molto simile a quello di origine. Queste comunità saranno scelte in modo da essere le più rappresentative della situazione descritta.
2) Determinazione della numerosità e stratificazione campionaria per sesso ed età. In base al numero di soggetti costituenti le comunità individuate si deciderà la frazione di campionamento; il rapporto sessi nel campione sarà di 1:1 poiché al momento non sembra esserci evidenza di un’associazione tra infezione da HHV8 e sesso. Per quanto riguarda le classi d’età, vista la maggiore frequenza dell’infezione sopra i 50 anni, si terrà conto di questo dato nella scelta del campione. Una volta individuate le comunità più rappresentative e, all’interno di queste, i soggetti con le caratteristiche adatte per partecipare allo studio (sardi emigrati di prima e seconda generazione), verranno estratti dei campioni casuali stratificati secondo quanto sopra descritto.
3) Messa a punto degli strumenti per la rilevazione delle variabili anagrafiche, con particolare riferimento alla misurazione del grado di sardità, e ambientali (questionari). Effettuazione di studi pilota per la valutazione di tali strumenti.
Per quanto riguarda la identificazione dei soggetti e del loro grado di sardità, ciò può venire effettuato tramite la loro nazionalità, quando questa viene mantenuta, e il luogo di nascita, per gli emigrati di prima generazione. Anche il cognome naturalmente può essere un elemento di aiuto aggiuntivo.
4) Preparazione di un data base per la registrazione dei dati raccolti nelle diverse comunità: ai vari centri verrà fornito il package statistico gratuito EPI INFO (OMS) con le opportune `maschere’ precedentemente preparate per l’inserimento dei dati; i dati così raccolti dovranno essere poi inviati a questo centro per in controllo e l’analisi. EPI INFO permette un primo automatico controllo nell’inserimento dei dati durante la creazione del data-base. Per l’analisi statistica vera e propria si utilizzeranno software più avanzati quali SPSS, STATA, S-PLUS.
5) Sviluppo di modelli specifici per gli studi su popolazioni emigrate: come precedentemente illustrato, il principio degli studi effettuati sulle popolazioni emigrate si basa sul fatto che esse sono esposte, per ciò che riguarda stili di vita e cultura, a fattori di rischio diversi da quelli tipici del paese d’origine. Perciò alcuni livelli di rischio specifici degli emigranti possono suggerire o confermare delle ipotesi eziologiche. Per quanto riguarda la valutazione del rischio, questa sarà effettuata sia rispetto al paese ospitante che rispetto al paese d’origine.

Partecipanti al progetto

Giuseppe Verlato
Professore ordinario
Maria Elisabetta Zanolin
Professore associato

Collaboratori esterni

Stefania Uccini
Università "La Sapienza" - Roma Medicina Sperimentale e Patologia Professore Ordinario

Attività

Strutture