Messa a punto e validazione di metodiche biomolecolari per rivelare la presenza di acidi nucleici virali in campioni biologici post-mortem forensi

Data inizio
1 maggio 2021
Durata (mesi) 
24
Dipartimenti
Diagnostica e Sanità Pubblica
Responsabili (o referenti locali)
De Leo Domenico
Parole chiave
acidi nucleici virali, campioni biologici post-mortem, scienze forensi

L’accertamento autoptico consente di accertare la reale causa di morte di un soggetto e rappresenta una delle attività medico legali di maggior rilievo con impliciti risvolti giuridici sia in ambito civile, qualora si tratti di casi di responsabilità professionale medica maturata in ambiente nosocomiale, sia in ambito penale a seguito di morte violenta del deceduto. Dai dati di Letteratura emerge che circa il 20-30% dei soggetti deceduti presentano patologie, non note in vita, ed individuate esclusivamente al momento dell’atto autoptico: vi sono comprese quelle di natura infettiva, che possono rivelarsi a) causa esclusiva del decesso, b) concausa del decesso in associazione con comorbidità, c) reperto incidentale in assenza di dati anamnestici orientativi di un agente batterico o virale misconosciuto, quale ad esempio SARS Cov-2.
Ne va da sé, che essendo l’atto autoptico attuato su soggetti deceduti che potrebbero essere stati affetti da patologica infettiva ad alto rischio diagnosticata in vita o non nota, e  in particolare nei casi autoptici di interesse giudiziario dove la quota delle morti violente o improvvise assume particolare numerosità; pur eseguita correttamente, e ricorrendo a tutte le disposizioni di protezione individuale, l’autopsia giudiziaria rappresenta una potenziale fonte di rischio infettivologico per gli operatori sanitari (dai tecnici della sala settoria, ai medici legali, al personale addetto alle analisi di laboratorio, agli specializzandi in formazione) che a vario titolo entrano in contatto con il cadavere e i campioni biologici da esso prelevati. Pertanto, l’ipotesi di possibile rischio infettivo e ricaduta sulla sicurezza del personale, impone di accertare se un agente virale possa persistere, e per quanto tempo, in un soggetto deceduto e nei campioni biologici su questi prelevati.
La sostanziale assenza di metodiche biomolecolari validate su campioni biologici post-mortem forensi in grado di evidenziare la presenza di sequenze di acidi nucleici virali, in considerazione della singolare peculiarità di detti campioni, per lo più caratterizzati da alterate condizioni putrefattive ambiente correlate, rappresenta sicuramente una limitazione analitica che il presente progetto intende superare.
Il progetto di ricerca proposto si prefigge infatti, partendo da metodiche biomolecolari (quali Real Time - Polymerase Chain Reaction (qPCR), Reverse Transcriptase - Polymerase Chain Reaction (RT-PCR) qualitativa e quantitativa e test immunocromatografici antigenici), già ampiamente validate e disponibili per evidenziare la presenza di acidi nucleici virali in campioni biologici prelevati su vivente, la messa a punto e validazione di metodiche biomolecolari su campioni biologici post-mortem forensi.
I virus indagati, attraverso loro sequenze, nei campioni biologici (tessuti e fluidi biologici umani) prelevati in corso di autopsia saranno HIV-1, HCV, HBV e SARS-CoV-2, nelle rispettive forme genomiche integre a RNA e DNA e nella forma provirale a DNA. Lo studio si articolerà sostanzialmente in tre fasi: 1) selezione di metodiche di estrazione e quantificazione di acidi nucleici da campioni biologici post-mortem forensi; 2) allestimento e validazione dei metodi qPCR e RT-PCR qualitativa e quantitativa; 3) comparazione dei risultati ottenuti con test immunocromatografici antigenici e metodiche biomolecolari già ampiamente consolidate (i.e. Cobas, Allplex)  per la ricerca di detti virus.
Il risultato finale che ci si prefigge sarà quello della messa a punto e validazione di metodiche biomolecolari che possano presentare una adeguata sensibilità, specificità analitica e diagnostica su campioni biologici cadaverici, minimizzando per quanto possibile le difficoltà analitiche correlate alla specifica tipologia di campione biologico analizzato, per il pattern virale proposto.
Oltre alle ricadute sul piano diagnostico nella complessiva valutazione dei dati emergenti dall’indagine autoptica, ci aspettiamo informazioni adeguate circa il reale rischio di contagio professionale per gli operatori del settore, professionisti medici e non solo, e sulla necessità di mantenere per queste procedure un elevato livello di protezione individuale (DPI).
 
 

Partecipanti al progetto

Domenico De Leo
Professore ordinario
Dario Raniero
Ricercatore a tempo determinato
Stefania Turrina
Professore associato
Aree di ricerca coinvolte dal progetto
Legal

Attività

Strutture